Crescita del PIL italiano: +0,2% nel secondo trimestre del 2026
Il prodotto interno lordo italiano cresce dello 0,2% nel secondo trimestre del 2026, confermando le stime preliminari.

In Breve
- Qual è stata la crescita del PIL italiano nel secondo trimestre del 2026?
- Il PIL italiano è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.
- Quali fattori hanno contribuito alla crescita del PIL?
- I consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi hanno contribuito positivamente.
- Come si sono comportati i settori economici?
- L'agricoltura e l'industria hanno registrato cali, mentre i servizi sono cresciuti.
Nel secondo trimestre del 2026, il prodotto interno lordo (PIL) dell’Italia ha registrato un incremento dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questi dati, forniti dall’ISTAT, confermano le stime preliminari diffuse a fine luglio.
Il trimestre in esame ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente, con una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025. La variazione acquisita per il 2026, al netto degli effetti di calendario, è confermata allo 0,8%, mentre l’anno in corso è caratterizzato da tre giornate lavorative in più rispetto all’anno precedente.
Analizzando i principali aggregati della domanda interna, si evidenziano variazioni positive: i consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi sono aumentati dello 0,3%. Le importazioni ed esportazioni hanno mostrato una crescita rispettivamente dell’1,7% e dello 0,8%.
La domanda nazionale, al netto delle scorte, ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del PIL. In particolare, la spesa per consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ha contribuito per 0,2 punti, mentre gli investimenti fissi lordi hanno apportato 0,1 punto. Il contributo della spesa finale delle Amministrazioni Pubbliche è risultato nullo.
Inoltre, la variazione delle scorte ha avuto un impatto positivo, contribuendo per 0,2 punti percentuali, mentre la domanda estera netta ha registrato un contributo negativo pari a 0,3 punti percentuali.
Dal lato dell’offerta, si sono osservati andamenti congiunturali negativi nel valore aggiunto dell’agricoltura, che ha segnato un decremento dello -0,2%, e dell’industria, con un calo dello -0,5%. Tuttavia, la crescita dei servizi ha compensato queste perdite, registrando un aumento dello 0,4%.
Infine, le ore lavorate sono aumentate dello 0,3% e i redditi da lavoro dipendente pro-capite sono cresciuti dello 0,6%, evidenziando una certa vivacità nel mercato del lavoro italiano.
