Tag: economia

  • Cartello tra produttori di additivi edili: la Commissione Ue avvia un’inchiesta

    Cartello tra produttori di additivi edili: la Commissione Ue avvia un’inchiesta

    In Breve

    Quali aziende sono accusate di formare un cartello?
    Le aziende coinvolte includono Cemex, Sika, Mapei e TAM.
    Cosa sono gli additivi per cemento?
    Sono sostanze chimiche utilizzate nel settore edile per migliorare le proprietà di calcestruzzo e malte.
    Quali sanzioni potrebbero affrontare le aziende coinvolte?
    Le sanzioni potrebbero arrivare fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende.

    La Commissione Europea ha lanciato un’accusa grave nei confronti di diversi produttori di additivi per cemento e calcestruzzo, sostenendo che abbiano costituito un cartello per imporre prezzi più elevati ai clienti. Tra le aziende coinvolte figurano nomi noti come Cemex, una filiale del gruppo Saint-Gobain, il leader svizzero Sika, l’italiana Mapei e la francese TAM.

    Gli additivi in questione sono sostanze chimiche comunemente utilizzate nel settore edile per migliorare le proprietà di calcestruzzo, cemento e altre malte. La Commissione ha condotto ispezioni a sorpresa nel 2023, durante le quali ha raccolto prove che potrebbero confermare le sue sospettive.

    Secondo le informazioni disponibili, la Commissione sospetta che i produttori e le associazioni di categoria in Francia, Germania e Spagna abbiano concordato un aumento dei prezzi in modo coordinato nel 2021 e nel 2022. Questo accordo sarebbe avvenuto in un contesto di mercato particolarmente teso, aggravato dall’invasione russa dell’Ucraina, che ha avuto un impatto significativo sui costi delle materie prime e sulla catena di approvvigionamento.

    Se le accuse dovessero essere confermate, la Commissione potrebbe infliggere sanzioni severe, fino al 10% del fatturato annuo globale delle aziende coinvolte. Tuttavia, le imprese avranno la possibilità di presentare la loro difesa e chiarire la loro posizione riguardo alle accuse mosse.

    Questa inchiesta rappresenta un passo importante per garantire la trasparenza e la concorrenza leale nel settore edile europeo, un settore cruciale per l’economia dell’Unione. La Commissione Europea ha sottolineato l’importanza di mantenere un mercato equo, specialmente in un periodo di crisi economica e geopolitica.

  • Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    Agentic Commerce: La Rivoluzione degli Agenti AI nel Commercio Elettronico

    In Breve

    Cosa è l'agentic commerce?
    L'agentic commerce è un ecosistema in cui agenti AI possono eseguire transazioni in tempo reale per conto dei clienti.
    Quali sono i vantaggi dell'agentic commerce?
    Consente transazioni più rapide e dinamiche, migliorando l'esperienza utente e aumentando la conversione.
    Come influisce l'agentic commerce sulle infrastrutture di pagamento?
    Richiede architetture di pagamento robuste in grado di gestire l'autenticazione e il consenso in tempo reale.

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha subito una trasformazione radicale grazie all’introduzione degli agenti di intelligenza artificiale (AI), che stanno dando vita a un nuovo paradigma noto come agentic commerce. Questo ecosistema innovativo consente ai software agenti di operare all’interno di vincoli definiti per avviare e completare transazioni in tempo reale, cambiando così il modo in cui i consumatori interagiscono con i marchi.

    Tradizionalmente, il commercio digitale si è concentrato sull’ottimizzazione dell’esperienza utente attraverso interfacce intuitive e percorsi di conversione ben definiti. Fino a poco tempo fa, l’uso dell’AI era limitato a strumenti come chatbot e assistenti virtuali. Oggi, invece, gli agenti AI sono in grado di eseguire transazioni direttamente per conto dei clienti, rendendo il processo di acquisto più fluido e immediato.

    Per facilitare questa evoluzione, le infrastrutture di pagamento stanno cambiando, spostandosi verso un modello in cui l’intento del consumatore si traduce in esecuzione immediata. Le piattaforme di e-commerce stanno diventando sempre più leggibili dalle macchine, permettendo agli agenti AI di completare le transazioni in tempo reale. Questa transizione è particolarmente rilevante per le grandi imprese, che inizieranno ad adottare agenti proprietari sulle loro piattaforme digitali per migliorare la conversione e raccogliere dati preziosi sui clienti.

    Tuttavia, per rimanere competitivi, sarà necessario che le aziende si aprano anche all’uso di agenti non brand controllati dai consumatori o dai reparti acquisti. Ignorare questa opportunità potrebbe comportare una perdita di quote di mercato significativa.

    Dal punto di vista operativo, l’interazione con i sistemi software richiede infrastrutture che superino le tradizionali interfacce utente. Gli agenti autonomi elaborano dati in modo diretto, rendendo cruciale l’ottimizzazione di cataloghi e metadata per i modelli linguistici. Collaborare con partner specializzati nella discovery dei contenuti può rivelarsi fondamentale per il successo di questa strategia.

    Un aspetto cruciale dell’agentic commerce è il livello di pagamento. L’attività degli agenti AI rende i volumi di transazione altamente dinamici, e una singola inefficienza o un errore di autenticazione possono interrompere l’intera catena di acquisti. Pertanto, i merchant devono prioritizzare la creazione di un’architettura di pagamento robusta, in grado di verificare l’intento umano e il consenso esplicito, riconoscendo e autenticando l’agente specifico per garantire transazioni sicure.

    Inoltre, l’agentic commerce promuove modelli di business modulari e micro-transazionali, consentendo agli agenti di sottoscrivere dinamicamente servizi SaaS o di acquistare singole lezioni su piattaforme di apprendimento. Questo approccio consente di combinare contenuti da diversi fornitori e distribuire automaticamente i pagamenti tra i merchant coinvolti.

    Al centro di questa evoluzione c’è il passaggio da infrastrutture di pagamento tradizionali a flussi monetari programmabili. I sistemi sono in grado di eseguire transazioni basate su condizioni valutate continuamente di intento e permesso. La conferma del consenso umano diventa quindi una difesa fondamentale contro le attività AI non autorizzate.

    Per abilitare questo nuovo modello, è necessario sviluppare ambienti di pagamento capaci di interpretare istruzioni delegate, rispettare vincoli di spesa ed eseguire transazioni istantanee. Le credenziali di pagamento legate all’agente consentono un’autonomia operativa, mantenendo il controllo finanziario e la tracciabilità per l’utente.

    I principali circuiti di carte stanno già formalizzando componenti di questo nuovo modello, mentre aggiornamenti normativi come PSD3/PSD4 e l’AI Act europeo stabiliscono aspettative di responsabilità che rendono la conformità un fattore critico. L’insieme di autenticazione in tempo reale degli agenti, requisiti normativi e credenziali programmabili introduce una complessità operativa che può essere mitigata attraverso un punto di integrazione unico, in grado di astrarre il cambiamento dei protocolli.

    In conclusione, il reset a livello di protocollo del commercio digitale è in accelerazione. Il vantaggio competitivo andrà a chi metterà in sicurezza le proprie infrastrutture di pagamento per primo e saprà valutare la capacità di verificare l’intento e autenticare gli agenti.

  • Volkswagen in trattative con JSW per la cessione di quote in India

    Volkswagen in trattative con JSW per la cessione di quote in India

    In Breve

    Qual è l'obiettivo delle trattative tra Volkswagen e JSW?
    Rafforzare la posizione di Volkswagen nel mercato automobilistico indiano attraverso la cessione di quote.
    Quando potrebbero concludersi le trattative?
    Se finalizzate, le trattative potrebbero concludersi nelle prossime settimane.
    Qual è la quota di mercato di Volkswagen in India?
    Volkswagen detiene attualmente circa il 2,5% del mercato indiano dei veicoli passeggeri.

    Volkswagen è attualmente in trattative con il conglomerato indiano JSW per cedere quote della sua attività in India, un movimento strategico volto a rafforzare la propria posizione nel terzo mercato automobilistico mondiale. JSW, sotto la guida di Sajjan Jindal, è attivo sia nel settore dei veicoli elettrici che nella siderurgia e mira a ottenere una quota di maggioranza nella joint venture con Volkswagen.

    Se l’accordo dovesse andare a buon fine, potrebbe concludersi nelle prossime settimane. Tuttavia, restano ancora diversi punti critici da definire, tra cui la valutazione dell’operazione e l’entità del capitale che ciascuna parte dovrà investire. I negoziati, avviati tre anni fa, si sono concentrati sull’utilizzo degli impianti Volkswagen situati a Pune e Chhatrapati Sambhajinagar, ma devono ancora superare vari ostacoli e potrebbero non portare a un esito positivo.

    Una cessione di quote consentirebbe a JSW di accedere alle piattaforme tecnologiche di Volkswagen, aprendo la strada a potenziali collaborazioni a livello globale. Per Volkswagen, questa operazione rappresenterebbe la conclusione di una lunga ricerca di un partner locale, dopo anni di difficoltà a crescere in India, nonostante una presenza nel Paese che dura da oltre vent’anni.

    Un portavoce di Volkswagen ha dichiarato che il gruppo valuta costantemente nuove opportunità e opzioni di business per attuare la propria strategia in India, sottolineando l’importanza di questo mercato per i piani di crescita globale di Skoda Auto. Tuttavia, il portavoce ha rifiutato di commentare eventuali discussioni specifiche con JSW, e un rappresentante del conglomerato indiano non ha risposto a richieste di commento.

    Inoltre, Volkswagen ha recentemente ridotto l’investimento previsto per una nuova piattaforma locale dedicata ai veicoli elettrici a circa 700 milioni di dollari, rispetto a un piano iniziale di circa un miliardo. Attualmente, il gruppo, attraverso i marchi Skoda, Volkswagen, Audi, Porsche, Bentley e Lamborghini, detiene circa il 2,5% del mercato indiano dei veicoli passeggeri, ben al di sotto dell’obiettivo del 5% fissato per la fine del decennio.

    Il CEO Klaus Zelmer ha affermato: “Abbiamo raddoppiato la nostra quota nel 2025, e consideriamo l’India un mercato strategico per la nostra crescita al di fuori dell’Europa”. Questo è ulteriormente supportato dall’investimento in una nuova fabbrica a Pune, che prevede di impiegare circa 5.000 persone.

    Infine, sebbene la filiale indiana di Volkswagen abbia registrato un significativo aumento degli utili nell’esercizio chiuso al 31 marzo, la casa madre sta diventando sempre più cauta nel finanziare le attività in India a causa di una complessa ristrutturazione globale in corso.

  • Le imprese italiane all’estero: investimenti in crescita nonostante le sfide globali

    Le imprese italiane all’estero: investimenti in crescita nonostante le sfide globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle imprese italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle imprese italiane intervistate intende investire sui mercati esteri nel 2026.
    Quali sono i principali fattori che influenzano le decisioni di investimento?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori più influenti, seguiti dal rischio di cambio e dall'instabilità finanziaria.
    Cosa prevede il futuro per le imprese italiane nei mercati esteri?
    L'82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei propri mercati entro il 2027.

    Nonostante le sfide globali come dazi, politiche protezionistiche e l’aumento dei costi di materie prime ed energia, le imprese italiane attive all’estero mostrano una forte propensione a investire. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha analizzato i dati delle Camere di commercio italiane all’estero, il 40% delle aziende descrive il clima per i prodotti italiani come «molto positivo», con una domanda in crescita. Solo il 3% delle imprese si mostra più prudente.

    Le valutazioni variano notevolmente a seconda dell’area geografica. In America Latina, l’80% delle imprese segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le aziende si dividono tra un quadro stabile e un atteggiamento più cauto. Sul fronte degli investimenti, il 51% delle imprese intervistate ha dichiarato di voler investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più prudente e solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione.

    Un’analisi più dettagliata rivela che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le imprese si dichiarano pronte a investire. In Europa, invece, prevale una maggiore cautela, con il 39% delle aziende orientate a nuovi investimenti e il 33% che punta su strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni, seguiti dal rischio di cambio e dall’instabilità finanziaria. Le politiche protezionistiche e le tensioni tra blocchi economici sono citate dal 20% delle imprese, mentre il 14% menziona l’instabilità normativa e politica nei mercati di destinazione.

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà delle imprese intervistate considera la strategia di medio-lungo periodo come fondamentale. Il 29% sottolinea l’importanza di scegliere partner locali affidabili, mentre il 26% evidenzia la necessità di conoscere le regole del paese in cui si opera.

    I principali concorrenti citati includono la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Le aziende italiane chiedono misure di sostegno, come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un supporto pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei propri mercati entro il 2027. Di questi, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e solo il 18% prevede una fase di stabilità, senza alcuna previsione di rallentamento.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, sottolinea che il made in Italy è ancora visto come un simbolo di qualità e reputazione. Tuttavia, avverte che «oggi non è più sufficiente». Per avere successo nei mercati internazionali, le aziende devono garantire una presenza continua, comprendere le normative locali e saper scegliere partner affidabili, adattando il proprio modello commerciale a lungo termine. La qualità deve essere vista come il punto di partenza, non come il traguardo finale.

  • Il Commercio in Italia: Un Settore in Trasformazione tra Crisi e Crescita

    Il Commercio in Italia: Un Settore in Trasformazione tra Crisi e Crescita

    In Breve

    Qual è la riduzione dei punti vendita in Italia dal 2018?
    Il numero di negozi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commercio?
    Il fatturato complessivo del settore è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato una crescita?
    Le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%, mentre i discount alimentari hanno visto un aumento del fatturato del 101,1%.

    Negli ultimi anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito una trasformazione significativa. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità, corrispondente a un calo del 14,4%. Tuttavia, in controtendenza, il fatturato complessivo del settore ha registrato un incremento del 25,7%, passando da 326,8 miliardi a 410,7 miliardi di euro.

    Questa apparente contraddizione è il risultato di vari fattori, tra cui la crescente domanda di convenienza da parte dei consumatori. I settori più colpiti dalla contrazione sono stati gli ambulanti, con un calo del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, che hanno visto una diminuzione del 17,9%. Al contrario, le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%.

    Un elemento chiave che ha trainato l’aumento del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%. L’inflazione, che nel periodo è salita del 19,8%, ha contribuito a questa crescita, ma non è l’unico fattore. Le famiglie italiane stanno cercando sempre più soluzioni economiche per i propri acquisti.

    Inoltre, il settore dell’e-commerce, della vendita porta a porta e dei distributori automatici ha mostrato un’ottima performance, con un aumento del 13,6% delle unità locali e un incremento del 41,9% del fatturato.

    Dal punto di vista occupazionale, la diminuzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero di addetti è calato solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come abbigliamento e calzature hanno visto incrementi marcati del 22,4%, così come gli articoli culturali e ricreativi, che hanno registrato un aumento del 21,4%, nonostante la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto ha visto un aumento del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo ha subito un calo dell’8,4%, con una riduzione della dimensione media dei punti vendita del 13,6%.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, all’efficacia degli incentivi e alla crescita del turismo. È interessante notare che il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

    In conclusione, il commercio in Italia sta affrontando sfide significative, ma al contempo si sta adattando a nuove dinamiche di mercato. L’analisi dei dati suggerisce che, mentre i punti vendita tradizionali diminuiscono, ci sono opportunità di crescita in settori emergenti e nella ricerca di convenienza da parte dei consumatori.

  • Cottarelli: L’Italia deve essere cauta sull’uso della flessibilità Ue per il debito

    Cottarelli: L’Italia deve essere cauta sull’uso della flessibilità Ue per il debito

    In Breve

    Qual è l'opinione di Cottarelli sulla flessibilità Ue?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di aumentare il debito pubblico per il momento.
    Cosa suggerisce Cottarelli riguardo agli interventi economici?
    Suggerisce che eventuali interventi dovrebbero essere mirati a settori specifici colpiti.
    Qual è la situazione dei salari in Italia secondo Cottarelli?
    I salari reali sono diminuiti di circa il 6,6% negli ultimi trent'anni.

    Cottarelli: L’Italia deve essere cauta sull’uso della flessibilità Ue per il debito

    Carlo Cottarelli, noto economista e ex commissario alla spending review, ha espresso la sua opinione riguardo alla situazione economica attuale dell’Italia, sottolineando che il Paese non ha, almeno per il momento, necessità di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit sarebbe giustificato solo se fosse necessario per evitare una recessione, ma gli attuali indicatori economici non mostrano una debolezza tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Il primo trimestre del 2026 ha registrato risultati relativamente positivi per gli standard italiani. In particolare, l’occupazione e la produzione industriale hanno mostrato un significativo aumento ad aprile, seguito da una lieve flessione a maggio, mantenendosi comunque su livelli elevati. Cottarelli suggerisce che eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti, finanziati attraverso il taglio di altre spese o con l’aumento delle entrate fiscali.

    Inoltre, Cottarelli promuove la trasparenza nei programmi elettorali, evidenziando che molte promesse fatte dai partiti politici sono prive di coperture finanziarie. In recenti tornate elettorali, sono emerse stime di impegni non finanziati che si aggirano intorno ai 140-150 miliardi di euro all’anno per alcuni partiti. Questa somma, se non gestita correttamente, potrebbe avere implicazioni significative per il debito pubblico nel lungo termine.

    Un altro tema affrontato da Cottarelli riguarda i salari. Negli ultimi trent’anni, i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6%. Sebbene il salario minimo possa giocare un ruolo importante, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Cottarelli sottolinea la necessità di politiche che favoriscano gli investimenti e rendano l’Italia un Paese più attrattivo per le imprese.

    L’inflazione ha avuto un impatto significativo sulla perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando i lavoratori dipendenti a perdere circa il 13% del loro potere d’acquisto. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato terreno, la perdita cumulata rimane intorno al 7% rispetto all’inizio del 2021. La ripresa dell’inflazione rappresenta quindi un ulteriore fattore di rischio per la stabilità economica del Paese.

    Infine, Cottarelli ha parlato del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Tuttavia, ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per le famiglie e le piccole e medie imprese. Auspica quindi un approccio a doppio binario, che contempli sia il rafforzamento delle banche sia la salvaguardia delle istituzioni locali.

  • Sbloccati 300 milioni per il gasolio: il governo avvia un tavolo permanente per l’autotrasporto

    Sbloccati 300 milioni per il gasolio: il governo avvia un tavolo permanente per l’autotrasporto

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta sbloccato per l'autotrasporto?
    Il credito d'imposta sbloccato è di 300 milioni di euro.
    Quando possono essere presentate le domande per il credito d'imposta?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre.
    Cosa prevede il tavolo permanente dell'autotrasporto?
    Il tavolo permanente mira a discutere questioni relative alla logistica nazionale e agli investimenti nel settore.

    Il governo italiano ha recentemente sbloccato un credito d’imposta di 300 milioni di euro destinato alle imprese di autotrasporto. Il decreto attuativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, segnando un passo importante per il settore.

    Questo credito d’imposta, che può arrivare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, sarà applicabile per le spese sostenute tra marzo e giugno 2026. Le imprese beneficiarie sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata confermata l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili.

    Le domande per accedere a questo credito potranno essere presentate a partire da settembre tramite una piattaforma dedicata gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questa misura arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria e in seguito a un incontro tenutosi il 22 luglio presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, si è fatto il punto sugli impegni assunti il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale del settore.

    Il governo si era impegnato a introdurre il credito d’imposta e a consentire la dilazione del pagamento delle imposte. Queste misure sono state inserite in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro e il credito è stato confermato con la conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Le associazioni di categoria hanno segnalato incertezze operative nelle settimane successive, e Unatras ha scritto il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per richiedere tempi certi per l’attuazione delle misure.

    In aggiunta, è stata annunciata la convocazione di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica, che si riunirà nei primi giorni di settembre. Questo tavolo, presieduto dal ministro e aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, si propone di diventare uno strumento stabile di confronto su questioni relative alla logistica nazionale, normative, intermodalità e investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    In Breve

    Qual è stato l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    easyJet ha registrato un utile ante imposte di 85 milioni di sterline, in calo del 70% rispetto all'anno precedente.
    Quali sono le cause del calo dell'utile di easyJet?
    Il calo è stato causato dall'aumento del costo del carburante e dal rallentamento della domanda dopo l'escalation del conflitto in Medio Oriente.
    Come si prevede la crescita della capacità per l'esercizio 2026?
    Il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%.

    easyJet ha chiuso il terzo trimestre dell’esercizio 2026 con un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline, registrando un calo del 70% rispetto ai 286 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo significativo decremento è stato principalmente influenzato da un forte aumento del costo del carburante e da un rallentamento della domanda, in particolare dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto ripercussioni sulle prenotazioni nei mesi primaverili.

    Nonostante queste difficoltà, le prenotazioni sotto data hanno mostrato una certa resilienza, e il management ha segnalato segnali di graduale miglioramento, evidenziando una ripresa della fiducia dei consumatori. Nel trimestre in esame, la capacità della compagnia è aumentata del 3% in ASK (Available Seat Kilometers) e i posti disponibili sono cresciuti dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha subito una diminuzione del 3%, sebbene abbia mostrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni fornite a maggio. Al contrario, il CASK (Cost per Available Seat Kilometer) al netto del carburante è aumentato del 3%, mentre il costo unitario del carburante è cresciuto del 13%, portando a un aggravio assoluto di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, toccando circa 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo in particolare sulla parte di consumi non coperta da hedging.

    In un contesto di stabilità, il business dei pacchetti vacanza ha mostrato performance positive: easyJet holidays ha riportato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, rispetto ai 86 milioni dell’anno precedente, con un incremento del 7% del risultato operativo al netto dell’effetto cambi. Inoltre, il numero di clienti nella divisione è aumentato dell’8%, consentendo alla società di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a doppia cifra bassa rispetto alla base di 3,1 milioni registrata nel 2025. Nella prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità dovrebbe tornare a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni mostrano rendimenti dei biglietti in aumento di una percentuale a una cifra medio-alta.

    «L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre», ha dichiarato il CEO Kenton Jarvis. «Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni sotto data per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente puntualità e soddisfazione dei clienti».

    La società ha confermato la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, tali iniziative potrebbero sostenere il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    In Breve

    Qual è stato l'aumento dei ricavi di STM nel secondo trimestre?
    STM ha registrato un aumento del 26% dei ricavi, portandoli a 3,487 miliardi di dollari.
    Quali settori hanno contribuito alla crescita dei ricavi?
    I settori che hanno contribuito alla crescita includono equipaggiamento di comunicazione, periferiche per computer e settore automobilistico.
    Quali sono le previsioni di ricavi per il terzo trimestre?
    STM prevede ricavi di circa 3,7 miliardi di dollari per il terzo trimestre, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Trainata dai Data Center per l’Intelligenza Artificiale

    STM ha annunciato un notevole incremento dei ricavi nel secondo trimestre del 2026, con un aumento del 26% che ha portato il totale a 3,487 miliardi di dollari. Questo risultato è stato accompagnato da un margine lordo che è cresciuto di 130 punti base, raggiungendo il 34,8%, e da un utile netto di 222 milioni di dollari, un significativo miglioramento rispetto alla perdita di 97 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente.

    I risultati superiori alle aspettative sono stati sostenuti da un aumento della domanda in diverse aree, tra cui l’equipaggiamento di comunicazione, le periferiche per computer e il settore automobilistico. Jean Marc Chery, CEO di STM, ha sottolineato come le prenotazioni siano state solide in tutti i mercati finali, evidenziando una maggiore visibilità e segnali di offerta limitata in varie categorie di prodotto.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di circa 3,7 miliardi di dollari, con un incremento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è atteso al 37%, nonostante l’incorporazione di 70 punti base di oneri per il sottoutilizzo degli impianti. Inoltre, l’azienda prevede un’ulteriore accelerazione dei ricavi nell’ultimo trimestre del 2026, principalmente grazie ai programmi in corso con i clienti nel settore dei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita.

    Le stime indicano che i ricavi per l’ultima parte dell’anno potrebbero superare i 4 miliardi di dollari, con una crescita nel secondo semestre rispetto al primo superiore alla normale stagionalità del 15%. STM ha anche rivisto al rialzo le sue previsioni sui ricavi per i data center, ora stimando oltre 1 miliardo di dollari nel 2026, con la possibilità di superare i 2 miliardi nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui.

    Nel semestre chiuso al 27 giugno, i ricavi totali hanno raggiunto 6,582 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno è risultata positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Tuttavia, nonostante i risultati positivi, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, cedendo oltre il 15%. Questa flessione è stata attribuita a prospettive leggermente inferiori alle attese e alla correzione in atto nel settore.