Anie avverte: il rischio di un vuoto dopo il Pnrr richiede continuità negli investimenti

L'assemblea di Anie Confindustria mette in guardia sul futuro dopo il Pnrr, sottolineando l'importanza di mantenere gli investimenti per garantire la crescita del settore.

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Assemblea Anie Confindustria a Milano

In Breve

Qual è il timore principale espresso da Anie riguardo al Pnrr?
Anie teme che la conclusione del Pnrr lasci un vuoto di domanda e risorse nel settore.
Quali sono i risultati misurabili emersi dall'assemblea di Anie?
Tra i risultati ci sono un incremento del 32% nella diffusione della fibra e un risparmio del 66% nell'energia primaria.
Cosa propone Anie per garantire la crescita del settore?
Anie propone di unire tecnologia, programmazione, semplificazione e rafforzamento del capitale umano.

Durante l’assemblea pubblica del 2026 di Anie Confindustria, tenutasi a Milano, è emerso un allarmante timore: la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) potrebbe lasciare il settore privo della domanda e delle risorse necessarie per sostenere la crescita e gli investimenti. Vincenzo de Martino, presidente di Anie, ha affermato che «il “dopo” non può essere un ritorno al prima», sottolineando l’urgenza di garantire continuità agli investimenti per non disperdere gli effetti positivi attivati dal Piano.

All’incontro, aperto dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini e caratterizzato da interventi di rappresentanti istituzionali ed esperti, è stato evidenziato che il settore rappresentato da Anie, composto da oltre 1.100 imprese e 490.000 addetti, ha mostrato performance superiori rispetto alla media manifatturiera. Nel 2025, la produzione manifatturiera ha registrato un calo dell’1,4%, mentre i comparti Elettrotecnica ed Elettronica si trovavano quasi 12 punti percentuali sopra i livelli pre-pandemia. Nel primo semestre del 2026, il fatturato dei settori Anie è aumentato del 9% nominale, rispetto al +3% della manifattura.

I quattro mercati abilitati dalle tecnologie Anie, che includono energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti, hanno un valore di 930 miliardi di euro e generano 297 miliardi di euro di valore aggiunto diretto. Questi settori sono stati al centro degli interventi del Pnrr, rappresentando il 22% dei progetti ma ricevendo il 63% dei finanziamenti. Durante il periodo del Piano, il loro valore aggiunto è cresciuto in media del 10% all’anno, contro il 2,9% del resto dell’economia.

Una survey condotta da Anie-Teha su circa 200 imprese, che rappresentano il 35% del fatturato del comparto, ha rivelato che l’80% ha partecipato a progetti o gare legate al Pnrr. Per il 54% di queste imprese, tali progetti hanno generato oltre il 10% del fatturato previsto per il 2024-2025, mentre per il 32% hanno contribuito a oltre il 20%. Tuttavia, il 79% degli associati ha espresso preoccupazione riguardo alla fine del Piano senza l’implementazione di ulteriori politiche.

Tra i risultati misurabili presentati durante l’assemblea figurano un incremento del 32% nella diffusione della fibra, un risparmio del 66% nell’energia primaria e un aumento del 25% nei chilometri di alta velocità. Tuttavia, permangono delle lacune, come quella delle competenze digitali, con solo il 54% degli adulti italiani che possiede tali competenze, rispetto all’obiettivo europeo dell’80%.

Per Anie, la risposta a queste sfide deve passare attraverso un approccio che unisca tecnologia, programmazione, semplificazione e rafforzamento del capitale umano. De Martino ha concluso: «Occorre dare prospettiva agli investimenti; creare le condizioni affinché le aziende possano crescere, sostenute dalle competenze necessarie; fare della tecnologia una leva fondamentale della nostra competitività».