Truffa via WhatsApp: Fideuram coinvolta in un caso da 36 milioni di euro

La procura di Milano indaga su una truffa via WhatsApp che ha coinvolto Fideuram, con 36 milioni di euro ancora da recuperare.

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Truffa Fideuram via WhatsApp

In Breve

Cosa è successo con la truffa Fideuram?
Una truffa via WhatsApp ha portato Fideuram a disporre bonifici per 95 milioni di euro, di cui 36 milioni sono ancora da recuperare.
Come è stata realizzata la truffa?
La truffa è stata realizzata tramite messaggi e telefonate che sembravano provenire dai vertici della banca, utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale.
Qual è la situazione attuale dei fondi?
Sono stati recuperati 53 milioni, ma restano 36 milioni su conti esteri e in criptovalute.

La procura di Milano ha avviato un’inchiesta su una sofisticata truffa via WhatsApp che ha coinvolto la banca Fideuram, portando a bonifici per un totale di circa 95 milioni di euro. L’operazione fraudolenta è stata orchestrata attraverso messaggi e comunicazioni che sembravano provenire dai vertici dell’istituto, in particolare dall’ex presidente Paolo Molesini.

A febbraio, Molesini ha ricevuto un messaggio che lo invitava a effettuare operazioni tramite la tesoreria della banca, giustificando la richiesta con la necessità di concludere un’operazione finanziaria all’estero. L’inganno è stato ulteriormente amplificato da una telefonata in cui la voce di un legale noto a Molesini è stata riprodotta attraverso tecnologie di intelligenza artificiale, insieme a e-mail contraffatte contenenti coordinate bancarie di società estere.

Grazie ai sistemi di sicurezza interni di Fideuram, è stato possibile identificare alcune anomalie nelle transazioni. Questo ha consentito di bloccare e recuperare 40 milioni di euro in un istituto bancario cinese e di sequestrare ulteriori 13 milioni in una banca portoghese, grazie alla cooperazione internazionale e al supporto di Eurojust.

Tuttavia, circa 36 milioni di euro rimangono ancora non recuperati, finiti su conti esteri e in parte convertiti in criptovalute. La procura ha già attivato rogatorie internazionali per rintracciare le somme prima che vengano monetizzate. Nel registro degli indagati figura un nome di provenienza straniera, come indicato nel decreto di sequestro preventivo emesso a maggio.

I pubblici ministeri responsabili dell’inchiesta, Alfonso Serritiello e Barbara Benzi, stanno lavorando per fare luce su questa vicenda. È importante sottolineare che Molesini non è attualmente indagato e ha rassegnato le dimissioni da presidente della banca a marzo per ragioni personali.