Proteste degli autotrasportatori: il Mezzogiorno sotto pressione

Le proteste degli autotrasportatori contro l'aumento dei carburanti stanno causando gravi disagi alle filiere produttive del Mezzogiorno, con scaffali vuoti nei supermercati e merci bloccate.

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Proteste autotrasportatori in Italia

In Breve

Quali sono le cause delle proteste degli autotrasportatori?
Le proteste sono causate dall'aumento dei prezzi del carburante.
Quali sono gli effetti delle proteste sulle filiere produttive?
Le proteste causano blocchi e rallentamenti, con merci deperibili ferme e scaffali vuoti.
Come stanno reagendo le autorità alle proteste?
Le autorità hanno richiesto l'intervento della Polizia stradale e del personale di Autostrade per l'Italia.

Le recenti proteste degli autotrasportatori contro l’aumento dei prezzi del carburante stanno avendo ripercussioni significative sulle filiere produttive del Mezzogiorno d’Italia. Le strade bloccate e i rallentamenti nei trasporti hanno portato a una situazione critica, con celle frigorifere piene nelle aziende agricole e camion carichi di prodotti deperibili fermi in attesa di poter proseguire.

In particolare, la Coldiretti ha segnalato che in Puglia le consegne sono state bloccate o fortemente rallentate, causando difficoltà operative nelle piattaforme della grande distribuzione. Prodotti come ortofrutta, funghi e fiori sono rimasti nelle aziende, aumentando il rischio di scarti. È importante notare che l’85% delle merci destinate agli scaffali dei supermercati viaggia su strada, evidenziando la vulnerabilità del sistema distributivo.

Situazioni simili si registrano in Molise, dove a Termoli diversi supermercati hanno riscontrato problemi di approvvigionamento nei reparti di frutta, verdura e prodotti da forno. A Campobasso, camion e trattori hanno bloccato il centro cittadino, causando disagi alla circolazione.

In Campania, le proteste hanno interessato i collegamenti autostradali e il porto di Napoli. Qui, alcuni tir hanno bloccato il varco Bausan, generando code di circa due chilometri tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord. Anche sull’A30 si sono registrati rallentamenti significativi, con tre chilometri di coda tra Maddaloni e il bivio con l’A1.

La mobilitazione è iniziata intorno a mezzanotte nella zona di Caianello, richiedendo l’intervento della Polizia stradale e del personale di Autostrade per l’Italia. In Puglia, un corteo partito da Altamura ha visto circa 35 motrici dirigersi verso Bari, chiedendo un incontro con il presidente regionale. Presidi e blocchi sono stati attivati anche sulla provinciale 231 vicino a Corato.

In Calabria, Fedralog ha istituito un presidio sulla statale 18 a Fuscaldo, con decine di camion che occupano la carreggiata, rallentando il traffico per brevi intervalli. A Scalea, studenti e insegnanti hanno manifestato in solidarietà con gli autotrasportatori. In Basilicata, tir presidiano gli accessi stradali a Potenza Est, Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, mentre sulla Jonica nel Metapontino si segnalano disagi senza blocchi.

I distributori di carburante mostrano segni di normalizzazione dopo le difficoltà dei giorni scorsi, ma rimane aperta la criticità per le produzioni deperibili in Sicilia. Il Comitato trasportatori siciliani ha proposto di favorire la ripartenza dei carichi ortofrutticoli via terra attraverso lo Stretto di Messina per svuotare le celle frigorifere, con particolare attenzione all’uva Italia in una fase cruciale della stagione commerciale.

Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, ha chiarito che il fermo riguarda i servizi nei porti e i mezzi delle imprese aderenti lasciati nei parcheggi, dichiarando che il Comitato non attua blocchi stradali e lascia libere le aziende che intendono viaggiare. Contestualmente, la protesta ha raggiunto le barriere autostradali di Tremestieri a Messina Sud e di San Gregorio a Catania, con tir fermi sulle carreggiate.

Le difficoltà nei rifornimenti hanno allertato anche le aziende siciliane di autobus. Anav Sicilia ha segnalato il rischio che le scorte di gasolio diventino insufficienti se le consegne non riprenderanno, con la possibile necessità di concentrare il carburante sui collegamenti essenziali per studenti e lavoratori, pur senza uno stop generalizzato delle corse al momento.

Le rivendicazioni delle imprese includono il costo del gasolio, l’accesso alla liquidità e la riduzione dei margini. Questa vertenza, oltre a impattare sui bilanci delle imprese di autotrasporto, sta propagandosi alla continuità delle forniture e dei servizi, con conseguenze dirette su chi produce, trasporta e vende.