Incendi boschivi in Italia: oltre 1.070 roghi e 741 km² di territorio devastato nel 2026
Nei primi sette mesi del 2026, l'Italia ha registrato un grave aumento degli incendi boschivi, con oltre 1.070 roghi e una superficie bruciata di 741 km².

In Breve
- Quanti incendi boschivi sono stati registrati in Italia nel 2026?
- Sono stati registrati oltre 1.070 incendi boschivi.
- Qual è la superficie totale bruciata in Italia nel 2026?
- La superficie totale bruciata è di circa 741 km².
- Quali regioni italiane sono state più colpite dagli incendi?
- Le regioni più colpite sono Sicilia, Calabria e Puglia.
Tra il 1° gennaio e il 28 luglio 2026, l’Italia ha affrontato una grave emergenza ambientale con oltre 1.070 grandi incendi boschivi rilevati da satellite, che hanno devastato una superficie di circa 741 km², un’area equivalente a quella dell’intera provincia di Lodi. Questi dati sono stati forniti dal sistema di monitoraggio degli incendi boschivi, che utilizza osservazioni multispettrali dai satelliti Copernicus Sentinel-2 e la banca dati Effis.
Di questi incendi, quasi il 14% della superficie bruciata ha riguardato ecosistemi forestali, con 37 km² di boschi a latifoglie sempreverdi, come leccete e macchia mediterranea, e 24 km² di boschi di conifere, come pinete e abetaie. Le aree agricole hanno subito perdite significative, con 119 km² danneggiati, pari al 16% del totale, mentre le aree prative permanenti hanno visto bruciare 451 km², ovvero il 61% della superficie totale.
Il Mezzogiorno e le Isole maggiori sono state le regioni più colpite, con la Sicilia che ha subito il maggior danno, registrando 510 km² di superficie bruciata. La Calabria e la Puglia hanno contribuito con 78 km² e 48 km² rispettivamente, portando il totale di queste tre regioni a coprire il 73% della superficie nazionale percorsa dal fuoco. Tra i casi più gravi, la provincia di Agrigento in Sicilia ha visto un totale di 67 km² colpiti da vari focolai.
Alcuni incendi hanno interessato aree protette e parchi nazionali. Tra il 5 e il 7 luglio, un incendio ha colpito l’Alta Valle Soana nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, bruciando circa 2,38 km², principalmente formazioni prative a rododendro. Un altro incendio, avvenuto il 20-21 luglio, ha coinvolto il versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino, con circa 14 km² percorsi dal fuoco, di cui 10 km² di aree prative e 1,60 km² di macchia mediterranea.
A livello europeo, la situazione è altrettanto preoccupante. Nella seconda decade di luglio, le aree percorse da incendi sono aumentate rapidamente, con una media di circa 225 km² al giorno. Grandi incendi hanno colpito anche la Spagna, con oltre 440 km² nella provincia di Ávila e circa 330 km² nella provincia di Guadalajara, e la Francia, con più di 400 km² nella Gironda.
In risposta a questa crisi, esperti e autorità hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la prevenzione, il monitoraggio e la gestione forestale. Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra e Snpa, ha evidenziato come gli strumenti di osservazione satellitare siano fondamentali per orientare le politiche di tutela e ripristino, sottolineando che la prevenzione rappresenta la misura più efficace. È stata richiesta una maggiore collaborazione tra istituzioni, comunità locali e operatori impegnati nella gestione degli incendi.
Organizzazioni come Pefc Italia, Cnr e Sisef hanno chiesto di destinare risorse strutturali alla prevenzione, finanziare piani di gestione forestale pluriennali e promuovere la certificazione e l’aggregazione delle proprietà, oltre a mettere in rete ricerca, gestori e comunità locali per un’azione coordinata durante tutto l’anno.
Infine, una recente analisi della collaborazione scientifica World Weather Attribution ha rivelato che il cambiamento climatico antropogenico ha aumentato la probabilità di condizioni meteorologiche estreme che alimentano gli incendi, con un raddoppio della probabilità in Francia e un incremento di almeno venti volte in Spagna.
