In Breve
- Qual è l'obiettivo dello studio Strat-AF?
- Stimare l'incidenza del declino cognitivo in pazienti con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante.
- Qual è il tasso di incidenza del declino cognitivo registrato nello studio?
- Circa 14 casi annui ogni 100 persone, il doppio rispetto alla popolazione generale.
- Quali fattori aumentano il rischio di declino cognitivo?
- Cardiopatia coronarica, pregresso ictus e diabete.
Fibrillazione atriale e declino cognitivo: uno studio rivela rischi inaspettati
Un recente studio condotto dall’Istituto di neuroscienze del CNR, in collaborazione con l’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e l’Università di Firenze, ha portato alla luce importanti dati riguardanti il declino cognitivo nei pazienti affetti da fibrillazione atriale in terapia anticoagulante. Pubblicato sulla rivista EP Europace, il lavoro ha monitorato per circa due anni 140 pazienti ultrassessantacinquenni, inizialmente cognitivamente sani.
Durante il periodo di osservazione, i ricercatori hanno registrato l’insorgenza di problemi cognitivi in 30 dei soggetti monitorati, corrispondente a un tasso di incidenza di circa 14 casi annui ogni 100 persone. Questo valore risulta essere circa il doppio rispetto alla popolazione generale della stessa fascia d’età.
Nonostante l’importanza degli anticoagulanti nel prevenire ictus ed embolie, lo studio evidenzia che la terapia farmacologica da sola non è sufficiente a eliminare il rischio di deterioramento cognitivo. L’analisi ha messo in luce che fattori come la cardiopatia coronarica, un pregresso ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo. Al contrario, un livello di istruzione più elevato e migliori prestazioni cognitive iniziali si sono rivelati fattori protettivi.
I risultati suggeriscono che le cause del declino cognitivo sono multifattoriali e comprendono meccanismi che vanno oltre il rischio tromboembolico, come l’ipoperfusione cerebrale e l’infiammazione cronica. Inoltre, il rischio di deterioramento cognitivo è legato al carico di comorbidità vascolare accumulato nel corso della vita.
Alla luce di questi risultati, gli autori dello studio raccomandano di affiancare alla terapia anticoagulante un controllo mirato dei fattori vascolari, uno screening cognitivo sistematico e la programmazione di percorsi clinici personalizzati, in particolare per i pazienti più vulnerabili.
Questo studio rappresenta un importante passo avanti nella comprensione del legame tra fibrillazione atriale e salute cognitiva, sottolineando la necessità di un approccio integrato nella gestione dei pazienti anziani con patologie cardiovascolari.

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