Fermata dell’Ex Ilva: l’indotto in crisi e il rischio di mille licenziamenti

L'indotto dell'ex Ilva affronta gravi difficoltà con l'imminente fermata dell'area a caldo, che potrebbe portare a circa mille licenziamenti.

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Immagine dell'ex Ilva

In Breve

Qual è il rischio di licenziamenti legato alla fermata dell'Ex Ilva?
Circa mille licenziamenti sono previsti a causa della fermata dell'area a caldo.
Quali aziende sono coinvolte nella crisi dell'indotto?
Le aziende coinvolte includono Peyrani spa, Itelyum-Castiglia e Semat Engineering.
Cosa prevede il piano del governo per l'ex Ilva?
Il governo è atteso a breve per discutere il futuro dell'ex Ilva e le candidature di gruppi industriali.

L’indotto dell’ex Ilva sta subendo i primi gravi contraccolpi a seguito della decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha ordinato la fermata dell’area a caldo del siderurgico entro la fine di ottobre. Questa misura, che si inserisce in un contesto di ristrutturazione e crisi del settore, potrebbe portare a circa mille licenziamenti, secondo quanto riportato da un’associazione di imprese dell’indotto.

Le prime avvisaglie di questa crisi si sono già manifestate, con diverse aziende che hanno annunciato l’intenzione di avviare procedure di licenziamento collettivo e di ricorrere alla cassa integrazione. Attualmente, i licenziamenti riguardano circa un migliaio di addetti distribuiti in tre o quattro aziende, con un ulteriore 30% di impatto già visibile nel mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato.

Tra le aziende colpite, Peyrani spa ha comunicato la sospensione di 55 unità con ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Itelyum-Castiglia ha fermato la produzione e la logistica, sospendendo 70 addetti, di cui 16 a termine. Semat Engineering ha invece richiesto il rinnovo della cassa integrazione per oltre 200 addetti a causa dello stop alle batterie delle cokerie, che è in corso da alcuni mesi.

Nonostante la situazione critica, l’azienda che gestisce l’impianto ha dichiarato che la data di fermata non è ancora definita. Tuttavia, sono già in fase di pianificazione misure operative e un piano di comunicazione per informare gli enti competenti. Sono attese a breve tre convocazioni importanti: una dell’azienda ai sindacati per discutere le modalità e le tempistiche della fermata, una del governo per discutere il futuro dell’ex Ilva, e una del Tavolo Taranto per la nuova industrializzazione.

In questo contesto, emergono anche proposte imprenditoriali locali. Il presidente di un gruppo metalmeccanico ha chiesto al governo di intervenire per salvare e trasformare tecnologicamente l’area a caldo, coinvolgendo l’imprenditoria locale. Inoltre, il consiglio di amministrazione dell’azienda ha deliberato un impegno di un milione di euro per partecipare a una cordata finalizzata all’acquisizione e al rilancio dello stabilimento.

Dal punto di vista giudiziario, Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato un ricorso straordinario in Corte di Cassazione e un’istanza di sospensiva alla Corte d’Appello. Acciaierie d’Italia contesta la misura disposta dalla Corte d’Appello, sostenendo che questa abbia sostituito la misura rimediale prevista dal Tribunale, eliminando la possibilità di avvalersi di quest’ultima per evitare la sospensione delle attività di produzione dell’acciaio.