Il governo italiano affronta la crisi dell’ex Ilva: incontri con imprese e sindacati

Il governo italiano ha convocato imprese e sindacati per affrontare le sfide legate all'ex Ilva, cercando soluzioni per garantire la continuità occupazionale e il futuro dello stabilimento.

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Manifestazione dei lavoratori dell'ex Ilva

In Breve

Qual è la situazione attuale dell'ex Ilva?
Il governo italiano sta valutando un nuovo dossier per affrontare le sfide legate all'ex Ilva, coinvolgendo imprese e sindacati.
Quali sono le principali problematiche discusse?
Si discutono finanziamenti, approvvigionamento di materie prime e misure per la tutela dei lavoratori.
Cosa chiedono i sindacati?
I sindacati chiedono misure straordinarie per la continuità occupazionale e interventi pubblici per la decarbonizzazione.

Il governo italiano ha avviato una serie di incontri per affrontare la situazione critica dell’ex Ilva, un tema di grande rilevanza per l’industria e l’occupazione nel Paese. Palazzo Chigi ha convocato una riunione di ministri per valutare il nuovo dossier sull’impianto di Taranto, con l’obiettivo di trovare soluzioni sostenibili e condivise.

Oggi è previsto un incontro tra il governo e i sindacati, mentre domani si svolgeranno colloqui con le imprese interessate a porzioni limitate dello stabilimento. Tra i partecipanti attesi figurano rappresentanti di importanti associazioni industriali, come il presidente di Federacciai Antonio Gozzi e il presidente di Federmeccanica Silvano Simone Bettini. L’obiettivo è quello di verificare le condizioni per la formazione di una cordata nazionale che possa sostenere il futuro dell’ex Ilva.

Le questioni sul tavolo sono molteplici e complesse. In primo luogo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato un nuovo bando previsto per settembre, che avrà implicazioni significative per l’offerta del gruppo Jindal. Inoltre, si discute dell’approvvigionamento di materie prime per la laminazione, con le bramme destinate a Taranto e i coils per Novi Ligure e Cornigliano che stanno affrontando crescenti blocchi doganali all’importazione.

Un altro elemento critico riguarda il finanziamento degli interventi industriali. L’impianto DRI necessitava di circa 1 miliardo di euro, cifra inizialmente prevista in una società veicolo controllata da Invitalia, ma ridotta a 800 milioni, lasciando un gap di 200 milioni. Parte di questa somma è stata destinata a opere generiche di decarbonizzazione nel recente decreto PNRR. Sono inoltre disponibili 570 milioni di euro in contratti di sviluppo, ma questi sono vincolati ad attività legate all’area a caldo, come l’altoforno 5, il cui futuro è incerto.

La situazione è ulteriormente complicata dalle recenti mobilitazioni sindacali. Ieri, si sono svolte otto ore di sciopero indette da Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb, con la partecipazione non solo degli addetti dell’acciaieria, ma anche di lavoratori delle imprese appaltatrici e dell’indotto. Durante la protesta, la statale 7 davanti allo stabilimento di Taranto è stata occupata per un’ora, evidenziando la crescente preoccupazione dei lavoratori per il futuro dell’occupazione.

Oggi i sindacati si presenteranno al primo dei quattro incontri convocati dal ministro Adolfo Urso al Mimit, portando proposte per misure straordinarie a tutela della continuità occupazionale e salariale. Tra le richieste figurano l’estensione dei benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto, il prepensionamento, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all’esodo. Le note sindacali chiedono anche interventi pubblici diretti sulla decarbonizzazione e misure per la dismissione dell’impianto, evidenziando la necessità di provvedimenti assistenziali straordinari per i lavoratori in caso di chiusure definitive o semi-definitive.